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Il VERO standard del… Labrador Retriever

Labrador & Golden retrievers

Di Valeria Rossi – 28 Giugno 2011

ASPETTO GENERALE: è un cane di robusta costituzione, raccolto e molto attivo, con cranio largo, torace ampio e profondo, posteriore largo e robusto.
Prego notare quante volte vengono ripetuti termini come “largo”, “ampio”, “robusto”.
Si dovrebbe capire al volo, appena lette le prime righe dello Standard, che il Labrador è tanto cane. Tanta roba, e per di più roba robusta.
Sarebbe carino tenerlo presente e non pensare solo al cane della carta igienica, che è un cucciolo di un paio di mesi (e se a due mesi è già grosso così, si può intuire che da adulto non diventi esattamente un cosino tascabile: perché i cani, guarda un po’, crescono). Invece no: tutti a scaraventarsi a comprare un labrador, per poi ululare “ma tiraaaaaaaaa! Ma mi butta per terraaaaaaaa! Ma mi sfonda la poltronaaaaa!”.

MA VA’?  Son 35 chili di cane, cosa pensavate di farci? Di portarlo nel marsupio, stile chihuahua?
Però, oltre ad essere largo-ampio-robusto eccetera, il Labrador è un cane fatto a cane.
E questo è il suo lato più affascinante, dal punto di vista estetico.
Un po’ stufi come eravamo, tutti quanti, di vedere cani miniaturizzati o gonfiati, alti, bassi, storti, gobbi, col muso schiscio o le orecchie a parabola che prendono sky… quando in Italia è apparso un cane fatto a cane ci siamo innamorati un po’ tutti.
Ma siamo stati definitivamente conquistati leggendo che aveva anche il seguente…

TEMPERAMENTO E CARATTERE: intelligente, attento e accondiscendente, desideroso di piacere. Di indole compiacente, mai aggressivo o timido.
Uh che bello! Un cane fatto a cane, con un carattere “fatto a carattere di cane”! Il classico cane dolce, fedele, obbediente di cui si legge nei libri, mica come il levriero afganistano del vicino, che quando mi vede si gira dall’altra parte e manca solo che sputi per terra, o come il ciuaua di miaccuggina, che quando gli dici “tesorino bello” e gli fai una carezza in testa cerca di staccarti un dito! Il Labrador è “il Cane”, maiuscolo, e io ne voglio assolutamente uno!
Dopodiché lo prendi e scopri che effettivamente è maiuscolo. Ma MOLTO maiuscolo. In tutto quello che fa.

D’altronde una cosa bisogna dirla, sullo spot della carta igienica: ci aveva messo correttamente in guardia. Perché un cucciolo normale, di fronte alla carta igienica, al massimo ne srotola un metrozzo, ci fa due buchi coi denti e la cosa finisce lì. Lui ci tapezza tutta la casa (oltre a se stesso).
Lo stesso vale un po’ per tutto il resto. Tipo: un cucciolo normale, quando rientri, ti fa le feste scodinzolando. Proprio male che vada, ti mette due zampe addosso.
Lui fa la danza della felicità come se fossero vent’anni che non ti vede, rotea la coda a elica spazzando via tutto quel che si trova nel raggio di duecento metri e poi, invece di saltarti addosso come i cani normali, ti prende per un dito (se è proprio cucciolissimo) o per una mano, o per un braccio (se è più grandicello) e ti porta in giro per gli stessi duecento metri, facendoti un male della madonna (ma senza averne la minima idea).

NOTA: la storia della “bocca morbida” del Labrador è una bieca menzogna.
I denti di un Labrador adulto saranno morbidi per gli altri Labrador, che infatti si divertono come pazzi a masticarsi a vicenda, ma sulla pelle degli umani fanno un male cane (perlappunto).
I denti del labrador cucciolo, che sono spilloni fatti e finiti,  su un polso umano hanno un effetto tipo vergine di Norimberga.
Ovviamente il Labrador non ti morde MAI, perché è un cane buonissimo-mai-aggressivo-desideroso-di-piacere: però è un retriever, ovvero un cane da riporto. E quindi ti riporta.
No, non nel senso che riporta qualcosa “a” te: riporta proprio te.
Dove non si sa, a chi non si sa, l’importante è prenderti in bocca e andare, mentre tu ululi “Ahio! Mollami! Mi fai male!”.
Dopo due giorni che hanno in casa un cucciolo, fortunatamente, tutti gli umani di Labrador si muniscono di un dummy (il tipico riportello da retriever), ma anche solo di uno straccetto, un salsicciotto, un pollo di gomma, insomma qualsiasi cosa si possa utilizzare come prolungamento insensibile dei propri arti ipersensibili.

L’effetto conseguente è quello di “cucciolo che porta a spasso il padrone”.
Circa sei-sette mesi dopo si vedrà invece l’effetto “cane adulto che porta a spasso il padrone”, con un guinzaglio al posto dell’accessorio per cuccioli: col che si fa sempre una figura di merda, ma si è un filino meno comici di quando si viene portati a spasso attaccati a un  pollo di gomma.

NOTA 2: anche sull’”intelligente”, a dire il vero, qualche piccola remora ce l’avrei.
Perché se intendiamo “docile”, “accondiscendente”, “facile da addestrare” eccetera… allora sì, ci siamo: a meno che l’umano non sia proprio impedito, un Labrador riesce a educarlo/addestrarlo anche un bambino. Chi ha letto o visto “Io e Marley” sappia che gli umani del libro/film erano assolutamente impediti, oltre ad avere un cane un filino più esagitato della media (ma neanche troppo): se vi siete immedesimati in loro, vi consiglio di filare ad iscrivervi a un corso per retriever (e non a un corso tenuto al parchetto da un’educatrice altrettanto impedita, come quella di cui si legge/che si vede nel libro/film).

Se però per “intelligenza” intendiamo “capacità di ragionare sulle situazioni e di risolvere problemi”… embe’, qui non è che propriamente si brilli.
Perché l’atteggiamento mentale del Labrador medio, di fronte a un problema, non è: “lo risolvo”, bensì: “me lo mangio”.
Porta chiusa? La mangio (e ci riesce, alla faccia della bocca morbida).
Rete che mi impedisce di uscire dal giardino? Me la mangio.
Mi è finita la crocchetta sotto il cuscino del divano? Me lo mangio (il cuscino, il divano e POI, se l’ho trovata, anche la crocchetta).
Nello stomaco di un Labrador si può trovare in media la stessa varietà/quantità di materiali ed oggetti che si possono rinvenire nella pancia di uno squalo bianco (esclusi gli umani, perché quelli lui non li mangia:  li riporta).

ATTITUDINI: retriever dotato di eccellente olfatto, bocca morbida (AHAHAH!, come già commentato sopra), molto amante dell’acqua.
Adattabile e affezionato compagno.

E qui lo Standard ti buttà lì di passaggio la storia dell’acqua, per poi intortarti con l’”adattabile e affezionato compagno”  per intenerirti e farti dimenticare quello che hai letto subito prima. Invece MOLTO AMANTE DELL’ACQUA andrebbe scritto in maiuscolo, grassetto e pure  in rosso, tipo segnale di allarme.
Perché il Labrador, come vede un qualsiasi specchio d’acqua, ci si fionda dentro (e se tu sei attaccato al guinzaglio, ci fionda dentro pure te).
Che si tratti di chiare fresche e dolci acque, oppure di pozzanghera puzzolente e stagnante, lui CI VA. Punto.
E ne esce fuori colante fango, tipo Blob (no, non quello di RAI3: quello del vecchio film con Steve McQueen): dopodichè, siccome è felice come una pasqua di aver trovato l’acqua (il Labrador NON distingue tra i due concetti di “acqua” e “fango”), prima si scrolla (con effetto tsunami, copertura un chilometro circa) e poi ti salta addosso per condividere con te questa gioia, perché lui  è un cane buono e desideroso di piacere.


NOTA:
 ho scritto “specchio d’acqua”, ma ovviamente non c’è bisogno che sia uno “specchio”. Vanno benissimo anche fontane, fontanelle,  vasche, innaffiatoi automatici e così via.
E va benissimo il mare, sa va sans dire.
La prima volta che lo porterete al mare, il Labrador:
a) correrà plasticamente sulla riva, con le orecchie al vento e l’espressione da cane felice, e voi gli farete millemila foto perché “guarda che bello che è”;
b) devierà bruscamente dalla riva per andare ad assaggiare l’acqua;
c) sputacchierà schifato (bleah, ma è salata!);
d) penserà: “Vabbe’, salata o non salata, sempre acqua è” e si tufferà felice, tentando di raggiungere la Corsica;
e) dopo che l’avrete richiamato e/o inseguito a nuoto (dipende dalla vostra abilità come educatori) uscirà dall’acqua, si scrollerà inondando voi e la macchina fotografica (se volete fare una foto bella come questa qui sotto, coprite la macchina fotografica con il rivestimento che si usa per le foto subacquee: altrimenti ciccia), si  rotolerà beato nella sabbia fino ad assumere le sembianze del consueto Blob, ma in versione più ruvida. Dopodiché vi scrollerà nuovamente addosso acqua (residua) e sabbia.

La perniciosa attrazione del Labrador per l’acqua, di ogni tipo forma e colore, lo renderebbe particolarmente adatto alle gare di Splash Dog, che però in Italia (almeno che io sappia) non esistono. Invece in Italia esistono tante scuole per cani da salvataggio nautico, che infatti impiegano moltissimi Labrador.

In Italia (e non solo) ci sono anche Labrador da agility: ora, a me non sembra sinceramente che “labrador” e “agility” possano stare nella stessa frase, specie se stiamo parlando di cani show (v. alla voce “Tronco”).
Se il cane NON è una vacca, ci si può anche pensare, fermo restando che bisognerà stare molto attenti alla preparazione atletica e a tutto quanto potrà impedire ad un cane così pesante di scatafasciarsi legamenti e dintorni (facendo anche attenzione alla classica reazione del Labrador la prima volta che vede un tunnel o una palizzata. E cioè: “Bello, cos’è? Boh, io intanto me lo mangio, poi vediamo”).

TESTA: cranio largo (ma taaanto largo), di marmo di Carrara, capace di fratturare nasi e zigomi senza neppure accorgersene.
Il Labrador è un cane buono e dolce solo perché, in realtà, non ha alcun bisogno di mordere: gli basta saltare addosso allegramente a un umano per mandarlo all’ospedale.
Se non ci riesce così, ci riuscirà trainando l’umano al guinzaglio e mandandolo a sbattere contro alberi e pali (a volte ci sbatte anche lui – vedi voce “intelligenza” – ma avendo il capoccione di marmo di Carrara non sente nulla) o facendolo direttamente scatafasciare al suolo.
A questo punto si potrebbe pensare che il Labrador sia un finto buono, mentre in realtà è un cane perfido e ipocrita che cerca di distruggere gli umani fingendo di amarli.
Non è così. Lui li ama davvero e non vorrebbe mai fare loro del male, per nessun motivo al mondo: solo che non ha la minima idea di quanto sia grosso, pesante e invadente (vedi sempre voce “intelligenza”).

TARTUFO: largo, con narici ben sviluppate, capaci di sentire odore di cibo a chilometri di distanza.
NOTA: Il Labrador è sprovvisto di fondo. Quindi, dopo aver sentito l’odore di cibo (o di qualsiasi cosa che gli sembri tale: anche qui ha qualcosa in comune con lo squalo bianco) farà tutto il possibile per ottenerla. Il che può tradursi in suppliche spudorate (v. “occhi”) se  è presente un umano, ma anche in improvvisi risvegli della famosa intelligenza.

O meglio: in parte no, perché il primo tentativo sarà sempre il solito (porta del frigo chiusa? Me la mangio. E poi mangio tutto quello che c’è dentro).
Se però la porta in questione fa resistenza, scatta la fase B: “Ok, imparo ad aprire la porta del frigo con le zampe o col naso (e poi mangio tutto quello che c’è dentro)”.
In questi casi, il pacioccone un po’ scemone a cui ci eravamo abituati diventa un Einstein a quattro zampe. Nessuna serratura al mondo gli resiste.

OCCHI: di media grandezza, che esprimono intelligenza e buon carattere. Di colore marrone o nocciola.
NOTA: sulla media grandezza e sul colore, siamo d’accordo. E basta.
Perché il concetto che esprimono maggiormente non è nè l’intelligenza, né il buon carattere.
E’ qualcosa come: “Abbiate pietà, sto morendo di fame” (espresso in varie sfumature via via più spudorate e strappalacrime, sia dai cuccioli che dagli adulti).
Questo è forse il motivo per cui molti Labrador non sembrino più appartenere al genere  canis familiaris, ma al genere “vacca latifera“, il cui nome scientifico in latino mi sono appena inventata, perché quello vero non lo so.
Ma l’importante è che si sia capito il concetto.

BOCCA:  mascelle e denti forti (ahhhhh!!! Visto che la “bocca morbida” era una fregatura?) con perfetta, regolare e completa chiusura a forbice.
Scherzi a parte: “bocca morbida” non significa che il cane abbia i denti di gommapiuma, bensì che è particolarmente delicato nel riportare gli oggetti o (sigh) gli animali uccisi dal cacciatore.
Li riporta senza neanche un buchino, cosa che il fagiano o la lepre apprezzerebbero molto, se non fosse per il fatto che sono già morti perché qualche stronzo gli ha sparato addosso.
Resta il fatto che la delicatezza utilizzata per non bucare la pelle di un fagiano morto  non basta a non far sentire un male della madonna alla pelle di umano viva.
Questo è il motivo per cui il Labrador DEVE assolutamente essere educato/addestrato (a seconda delle esigenze degli umani) a riportare cose diverse dagli umani vivi. Il bello è che queste cose alternative NON devono essere necessariamente animali morti ammazzati, perché ci sono corsi – e anche gare – per retriever in cui si impiegano esclusivamente i dummies.

In questi corsi si aiutano anche gli umani a non farsi trainare dal cane, a scoprire che il Labrador “è” un cane docile ed obbediente” (lo si scopre di colpo, proprio tipo rivelazione sulla via di Damasco, non appena l’istruttore ci spiega quelle due cosette che ci fanno smettere di essere umani impediti)  e a non farsi distruggere la casa perché lì il cane ha modo di correre, nuotare, lavorare, insomma sfogarsi.
E quando arriva a casa è stanco, rilassato e  appagato come tutti i cani che hanno trovato un senso nella loro vita.  Quindi, finalmente, dorme (non credevate che ne fosse capace, eh? E invece… guarda quante cose si scoprono con un semplice corso!).

NOTA: il Labrador, pure quando dorme, tenderebbe ad essere invasivo/invadente.
Infatti lui ama dormire (nell’ordine): a) svaccato su di te; b) svaccato sui tuoi piedi, specialmente se è Ferragosto e tu hai già un caldo della miseria; c) svaccato sul tuo letto, occupandone buoni tre quarti  (quattro quarti se trattasi di letto singolo); c) svaccato sul divano, nel caso in cui tu non avessi intenzione di andare a letto, ma magari quella di guardare un po’ di TV.
Per salvarsi c’è un solo modo: prendere un secondo Labrador.
Di giorno forse potrà essere un attimino complicato gestirli entrambi, ma avrete risolto il problema della notte (vedi foto a destra).

TRONCO: torace di buona ampiezza, profondo con costole ben estese verso la parte posteriore del tronco e cerchiate. Rene largo, corto e solido.
Lo Standard NON dice da nessuna parte che il cane debba essere grasso come un maiale.
Sì, d’accordo: uno strato di grasso ci vuole, per proteggere meglio gli organi vitali dal freddo quando il cane resta a lungo in acqua.
Però “uno strato”, non “una montagna” di grasso. Che fino a prova contraria, son due cose diverse. Tra l’altro non si capisce perché lo “strato” ce l’abbiano i cani da lavoro (quelli che in acqua ci vanno davvero) e la “montagna” ce l’abbiano i cani da show (che in acqua ci vanno solo quando la vedono e il loro umano non fa in tempo a rimettergli il guinzaglio).

CODA: costituisce caratteristica distintiva della razza: assai grossa alla base si assottiglia verso la punta; di media lunghezza, priva di frange, ma intensamente ricoperta di pelo corto, spesso e fitto che gli conferisce quell’aspetto rotondeggiante definito “coda di lontra”. Potrà essere portata allegramente, ma non dovrà arrotolarsi sul dorso.
NOTA: la vera caratteristica distintiva della razza non è tanto la coda di lontra, quanto la coda a devastazione totale. Dove passa, spazza: però solo nei cani giovani, perché gli adulti imparano a tenerla bassa quando girano per casa. Scondinzolano lo stesso (la coda del Labrador è la dimostrazione lampante che il moto perpetuo esiste), però scondinzolano basso.
I cuccioloni, invece, scodinzolano a mille, abbattono tutto ciò che si trova sul cammino del loro treno posteriore, poi quando sentono CRASH sobbalzano, si voltano a guardare, vedono i cocci per terra e gli viene il fumetto con scritto: “Cos’è successo? Io non c’entro, eh!”. E sono pure convinti: il Labrador ha coscienza di sé solo fino a metà cane,  mentre è del tutto ignaro di ciò che combina il suo sedere, accessori compresi.

MANTELLO: corto, fitto senza ondulazioni o frange, abbastanza duro al tatto, con sottopelo resistente all’acqua. Se l’acqua non c’è, il cane puzzicchia di cane e basta.
Se l’acqua c’è, puzzicchia di cane bagnato, che è mooolto peggio.
Però, appena si asciuga, smette (e cominciate a puzzare voi, perché nel frattempo vi si sarà strusciato addosso).

COLORI: Giallo (come in “Oh, che bel labrador (a scelta) miele- fulvo-dorato-chiaroooooo”); Nero (come in: “E’ un rottweiler, vero che è un rottweiler? Me lo tenga lontano, che io ho paura dei rottweiler!”; Chocolate (Come in: “Bello, cos’é? Un incrocio di Labrador?).
E comunque…casinaro o meno, “marleystico” o no, resta il fatto che il Labrador è il più bel cane del mondo.